Claviere (Piemonte) : Chez Jesus sotto sgombero

Il Rifugio Autogestito Chez Jesus, il sottochiesa occupato di Claviere, è sotto sgombero. [Read More]

Claviere (Piemonte) : Aggressione razzista e sessista a Chez Jesus

Chiamata per una merenda-sinoira domenica 8 luglio.

A Chez Jesus ieri è stata issata una bandiera, anzi, due bandiere. Delle belle bandiere, alte più o meno 5 metri. Una bandiera No Tav e una con scritto No Borders. Poche ore dopo, 6-7 persone residenti di Claviere, in modo evidentemente organizzato, si sono presentate al rifugio. Con toni minacciosi e violenti, subito insultando hanno preteso di togliere le bandiere. Pochissimo dopo sono state raggiunte da altri residenti di Claviere, attirati probabilmente dalla situazione, o forse alcuni chiamati dagli aggressori. [Read More]

Roma: La città femminista non si sgombera!


Un video di Julia Lindblom Roma, primavera 2018. [Read More]

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Bellecombe-en-Bauges (Savoia): Bagliori d’incendi

Attacco incendiario di una cava della Vicat

La città avanza, la foresta diminuisce. E noi, in mezzo, ci sentiamo spesso molto vulnerabili, incapaci di arginare alcunché. Il cemento che trasuda da tutti i pori di questa società ci priva di vita, di sensazioni, di sostanze. Le foreste gestite in maniera eco-responsabile somigliano a delle fosse comuni. L’angoscia nelle viscere, i pugni che si stringono, un velo di durezza che ricopre gli occhi. E la difficoltà a parlarne, dato che le parole non possono che sfiorare la profondità della tristezza e della collera che sentiamo. [Read More]

Torino: Misure cautelari e un arresto dopo i fatti di capodanno

Venerdì 9 Febbraio si è svolta un’operazione di polizia congiunta tra Lombardia e Piemonte che ha portato ad arresti, denunce e perquisizioni. Tutto ha avuto inizio la sera del Giovedì a Milano quando è stato arrestato Marcello, dopo che precedentemente avevano ammanettato per errore un’altra persona a Saronno. All’alba di Venerdì l’operazione è scattata invece a Torino: perquisizioni a casa, sfondamento della porta dell’Asilo occupato, manganellate davanti all’occupazione di Corso Giulio Cesare 45, e caroselli delle auto blu nei quartieri di Aurora e Barriera, e fino a dentro il Campus Einaudi dell’Università.
Il motivo del blitz è la chiusura delle indagini sui fatti avvenuti il 31 dicembre scorso sotto il carcere delle Vallette a Torino, quando, durante il consueto saluto pirotecnico dell’ultimo giorno dell’anno, ci sono stati disordini tra una sessantina di solidali con i prigionieri e la polizia schierata a difesa delle mura del carcere. In quell’occasione, tra fuochi d’artificio, brindisi, cariche e lacrimogeni, abbiamo appreso dalla stampa che una poliziotta della scientifica (evidentemente sprovvista di equipaggiamento antisommossa) sarebbe stata ferita al volto e ricoverata in ospedale, mentre effettuava le riprese video. [Read More]

Torino: L’importante è partecipare

Uso civico dei beni comuni. Questo il titolo tutt’altro che accattivante di un dibattito che si terrà lunedì 5 febbraio a Torino in via Verdi 9, e che con ogni probabilità non avrebbe attirato granché la nostra attenzione se la location non fosse quella della Cavallerizza Reale e le guest stars invitate all’evento non fossero la sindaca torinese Chiara Appendino e il suo collega partenopeo Luigi de Magistris. Al centro della discussione le regole da rispettare nell’utilizzo di spazi come quello di via Verdi 9 così che possano essere vissuti come beni comuni e, visti gli ospiti della serata, come un bene per i Comuni. Sotto questo punto di vista l’esperienza sicuramente più significativa è quella napoletana, e non a caso, domenica pomeriggio, è previsto un incontro in cui i cavallerizzi  chiederanno qualche consiglio utile sul che fare? ai loro colleghi partenopei. Il felice connubio tra Giggino ‘a manetta e una parte consistente dei centri sociali napoletani ha fatto scuola: il primo ha fornito garanzie contro lo sgombero e i secondi si sono adoperati per sostenere l’ex magistrato alle elezioni. [Read More]

Salonicco: Dichiarazione da parte del collettivo Libertatia dopo l’attacco fascista

Domenica 21 gennaio, verso le 13:30 e prima della marcia nazionalista per la Macedonia, dei gruppi fascisti che vi partecipavano hanno attaccato alcuni spazi occupati. Hanno attaccato in primo luogo il centro sociale libero Scholeio, e dopo esserne stati respinti si sono diretti al nostro squat danneggiando la facciata dell’edificio e il cancello. I danni sono stati riparati dai membri del nostro collettivo, che più tardi hanno partecipato alla manifestazione antinazionalista a Kamara.
Circa 2 ore dopo, un gruppo di 60-70 fascisti hanno attaccato di nuovo il nostro squat con molotov e fumogeni e appiccando un incendio all’edificio. In quel momento non c’era nessuno all’interno. Durante l’attacco era presente la polizia di stato, che non è intervenuta e ha offerto protezione ai fascisti, mentre una camionetta di celerini era parcheggiata non lontano. Il vicinato ha reagito veementement, urlando contro i fascisti, che hanno reagito a loro volta con insulti e lanci di fumogeni. Quando i fascisti hanno cercato di tornare allo Scholeio, la polizia ha mantenuto lo stesso atteggiamento: hanno offerto copertura e isolato i/le compagn* all’interno. [Read More]

Torino: Quella carogna di Davide che fa paura al probo Golia

È stata l’inconsistenza del progetto MOI a far chiudere l’ufficio del project manager non certo le proteste degli abitanti o le critiche del nostro comitato, a cui nessuno ha ritenuto di rispondere.

Leggiamo giorno dopo giorno gli articoli che soprattutto “La Stampa” pubblica con regolarità sull’ex Moi come per dare ossigeno al grande Progetto MOI, guidato dalla Compagnia di San Paolo e dal suo manager. A noi prende una certa nausea mista a esasperazione nel leggere ogni volta informazioni e riferimenti che hanno poco a che fare con la realtà. Mai un approfondimento vero, mai una domanda posta ai responsabili di tale progetto. Anche se la realtà compare in tutta la sua complessità in altre pagine dello stesso numero di giornale. In quello del 22 gennaio per esempio un titolo riporta la denuncia della presidente della Onlus Il cuore in Siria Claudia Ceniti (funzionaria di banca milanese): “Nessuno affitta una casa alla famiglia siriana”. Ma guarda! E pensare che si tratta di una famiglia tanto presentabile come ci dice la foto, dove compaiono sorridenti «papà Ghassan, mamma Dounia e i loro tre figli, tra i quali la piccola Mayar, affetta da glicogenosi genetica [che] oggi va a scuola, come i suoi due fratelli e parla perfettamente italiano» . La Stampa aveva contribuito a farli arrivare in Italia, ma poi cinquanta proprietari torinesi hanno preferito affittare a una famiglia italiana invece che a una famiglia siriana il loro appartamento. [Read More]

Francia: Zad, l’aeroporto non si farà, quale futuro ora?

Dopo una lotta durata 50 anni, il governo francese ha annunciato l’abbandono del progetto del nuovo mega-aeroporto di Nantes.

La zona di Notre Dame des Landes era occupata da ormai dieci anni da contadini e allevatori supportati da centinaia di attivisti che avevano creato la Zone A Defendre (ZAD) per impedire l’ennesima violenza sui territori in nome del profitto.

Nel 2012 il governo francese aveva tentato una prova di forza inviando centinaia di agenti, l’operazione Cesar, per sgomberare gli occupanti trovando una strenua resistenza.

Un corteo di decine di migliaia di persone aveva poi permesso di occupare di nuovo la ZAD e ricostruire le case distrutte dalla furia della polizia. Resta ora l’incognita su cosa ne sarà degli occupanti che hanno osato sfidare e battere lo stato francese, subissati di processi e repressione.

In questo momento sono segnalati arrivi e concentramenti di forze dell’ordine nelle città di Rennes e Nantes, principali città della zona, dove in caso di sgombero sarebbero naturalmente interessate da contestazioni. In vista dei pericoli che può comportare lo sgombero ricordiamo la morte di Remi Fraisse, giovane studente di Tolosa di 21 anni, ucciso dalla polizia durante lo sgombero della Zad di Testet, dove le autorità francesi volevano costruire la mega- diga di Siviens. La morte fu provocata dalle armi considerate “non offensive”, ovvero le granate stordenti, molto utilizzate dalle forze del disordine negli ultimi anni in Francia. [Read More]

Firenze: Mondeggi non si vende!

Neanche due mesi fa denunciavamo con un presidio sotto la sede della Città Metropolitana di
Firenze l’ennesimo tentativo di vendita della tenuta di Mondeggi, concretizzatosi stavolta nella
pubblicazione di un bando attraverso il quale gli eventuali compratori avrebbero potuto dichiarare
formalmente il proprio interesse, presentando delle offerte di massima. In molti (noi compresi,
ovviamente) dopo questo appuntamento, a buste finalmente aperte, hanno cercato di ottenere
informazioni circa l’origine e l’entità delle proposte, per poter anche solo profilare quello che
sarebbe il futuro della fattoria in seguito all’alienazione. Il solito, ormai familiare, silenzio totale di
Città Metropolitana e Comune di Bagno a Ripoli, trinceratisi entrambi dietro un opaco e ambiguo
“segreto d’ufficio”, ha tentato di estromettere la cittadinanza non solo dall’ambito decisionale ma
anche da quello puramente conoscitivo, alimentando interrogativi sull’onestà dell’operato
istituzionale a questo punto decisamente motivati. [Read More]